EL OJO CRITICO

L’avventura “green” di James Pearson e Caroline Ciavaldini

 

A undici anni dall’apertura di “El Ojo Critico”, lo scorso 7 luglio  l’inglese James Pearson mette a segno la seconda ripetizione  e la prima on-sight della via di  Josune Bereziartu e Rikar Otegi. Questo itinerario di 400 metri è stato aperto nel 2007 utilizzando solo protezioni veloci e 15 chiodi, ed inoltre è stata la prima via di 8a dell’Ordesa (6b+, 8a, 7a/a+, 6c, 6c, 6c+, 7a+/b, 6b+). Il britannico insieme alla compagna di scalata e di vita Caroline Ciavaldini hanno raggiunto il parco nazionale spagnolo utilizzando solo mezzi pubblici e le loro mountain bike.

“Passa attraverso le sezioni di roccia più verticali, instabili e terrificanti che ho visto” (J.Pearson)

 

Ecco il racconto dello stesso James riguardo la sua ultima avventura.

Siamo qui da poco più di una settimana, abbiamo salito vie molto suggestive e goduto di uno scenario spettacolare ma in realtà siamo lontani da casa da molto più a lungo… abbiamo impiegato un bel po’ di tempo per arrivare fin qui. Invece di usare la nostra auto o il nostro furgone come al solito, abbiamo pensato di provare qualcosa di diverso e di viaggiare con i mezzi pubblici seguendo la linea più diretta possibile e, infine, abbiamo attraversato i Pirenei in mountain bike! Lo abbiamo fatto per due motivi, il primo è l’ambiente, il secondo, il ritmo della vita. Io e Caro siamo consapevoli di quanto viaggiamo e di quanto la CO2 emessa danneggi il pianeta che stiamo cercando di esplorare. Abbiamo già compensato le emissioni di carbonio dei nostri viaggi piantando alberi, ma volevamo iniziare ad esplorare altri modi per ridurre il nostro impatto, o meglio, fermare il danno prima che fosse già fatto. Questo viaggio è stato il nostro primo tentativo di un vero e proprio viaggio arrampicata con un approccio ambientalmente consapevole, e sebbene sia tutt’altro che perfetto, abbiamo imparato molto su ciò che funziona, e cosa non funziona. E’ per lo meno un passo nella giusta direzione. La seconda ragione è legata alla prima (in ogni caso, non è tutto collegato?) ed è una risposta al nostro feeling che la vita sta passando sempre più velocemente. In un’epoca in cui tutto è immediatamente disponibile, stiamo perdendo la nostra capacità di annoiarci, di porrsi domande “veramente” (invece di cercarle solo su google) e di perderci. Speravamo che tirando fuori il tempo, aprendo l’incertezza, avremmo reso il viaggio importante quanto la destinazione. Con questa mentalità si può godere una vera avventura subito fuori dalla propria porta di casa, forse eliminando parte della necessità di viaggiare dall’altra parte del mondo.

 

Per quanto riguarda la via… Abbiamo scelto El Ojo Critico perché sembrava adattarsi perfettamente allo spirito del viaggio. Oppure forse meglio, la nostra scelta di viaggiare in questo modo sembrava adattarsi perfettamente a El Ojo Critico. L’occhio critico è stato aperto nel 2007 come uno dei penultimi passi del loro viaggio verso le montagne e l’esperienza definitiva della loro storia d’amore con il parco nazionale di Ordesa. Dopo aver ripetuto le vie più difficili e dopo aver liberato le alcune vecchie vie aperte in artificiale, Josune e Rikar hanno realizzato il loro sogno di aprire da zero una via d’arrampicata Trad all’avanguardia, senza spit e con il minimo di materiale lasciato sulla via, su una delle pareti più impressionanti ed importanti del parco, Il Pilar de Cotatuero. Avevo letto di questa via anni fa e mi è sempre sembrata un risultato impressionante. Le difficili vie difficili trad di più tiri sono rare, specialmente quelle senza spit alle soste. Richiedono un approccio senza compromessi verso l’arrampicata in parete che non molte persone sono disposte ad accettare, e la loro serietà è di gran lunga al di sopra delle altre vie di più tiri, anche quelle con gradi “più grandi”! Avevo letto alcuni dei resoconti di Josune in cui parlava delle numerose sezioni di roccia di scarsa qualità, e devo ammettere che con arroganza avevo piuttosto ignorato questo fatto. Certo, potrebbero esserci un po‘ di prese friabili, è dopo tutto una parete alta, ma io sono inglese, sappiamo come arrampicarci su ogni genere di roccia marcia, con le protezione schifose… in fin dei conti, quanto brutta può essere la roccia? Bene, la risposta è che se avessi saputo prima quanto sarebbe stata brutta la roccia, non sono sicuro che sarei partito! El Ojo Critico si snoda attraverso alcune delle sezioni di roccia più ripida, più friabile e più spaventosa che abbia mai visto, e l’anno scorso ho arrampicato sulle Isole Faroe! Non c’è un tiro dove puoi rilassarti, non un momento in cui puoi rilassarti e fare clic sul pilota automatico. Stai costantemente testando, controllando e valutando la roccia, presa dopo presa, un movimento dopo l’altro, con la paura che se non lo fai, questa cosa potrebbe benissimo ucciderti! Seduto qui a scrivere queste parole mi viene da sorridere a me stesso per quanto possa sembrare eccessivamente drammatico, ma è vero. Ci sono così tanti momenti su quella via dove sei molto al di sopra dell tua ultima protezione schifosa, incastrato o bilanciato sopra un gigantesco blocco staccato, chiedendoti dove la tua corda sta passando esattamente, e se quei bordi e spigoli sono taglienti quanto sembrano!

 

 

Ordesa è senza dubbio una zona di arrampicata dove regna l’avventura, e scalare anche i classici più visitati non è per i deboli di cuore. L’apertura di nuove vie qui richiedeva impegno, dedizione e coraggio, e ciò che Josune e Rikar avevano raggiunto con El Ojo Critico è da valutare, secondo me, alla pari con alcune delle conquiste trad più pure e impressionanti. Anche se sono orgoglioso della mia ripetizione, non sto scrivendo per parlarne (penso di esserci riuscito a-vista probabilmente soltanto perché avevo troppa paura di cadere!), ma per celebrare il successo di Josune e Rikar! Quello che hanno fatto nel 2007 richiedeva una visione chiara e nervi d’acciaio, e io per primo mi tolgo il cappello davanti a loro. Mi tolgo anche il cappello difronte a Unai Mendia e Iker Madoz per la loro prima ripetizione della via il mese scorso. La loro salita deve essere stata ancora più avventurosa della mia, senza alcun segno di magnesite da seguire. Grazie soprattutto a Unai per il tracciato della via. Non avrei potuto farlo senza di te! Ultimo, ma non meno importante, grazie a Caro per la sicura quel giorno, il costante incoraggiamento, anche quando sembravo piuttosto senza speranza, e per non aver perso la calma quando sembrava che su di te stesse per cadere un grosso blocco o due. Caro ha anche salito in libera da seconda tutta la via, tranne per un movimento sul tiro di 8a, con addosso un grande zaino pieno di acqua e snack per me. Era talmente preoccupata per il tempo che non voleva tornare indietro per fare un altro tentativo (scendere sarebbe stato piuttosto epico, specialmente su quel tiro pazzesco), ma sono sicuro che ci sarebbe riuscita anche lei. È stata una fortuna per me, perché ciò nonostante siamo usciti dalla via al calar della notte, abbiamo faticato a scendere, abbiamo perso l’ultimo autobus che ci avrebbe portato fuori dal parco e siamo dovuti rientrare a piedi fino in paese! Sì, ricorderò quel giorno per molto tempo a venire …

 

2018-07-12T18:27:00+00:00