l free solo è la vita
«Il free solo è un processo personale poiché si è sempre coscienti del fatto che si può morire, e qui vi prego di credere che non vogliamo perdere la vita per la gloria. Voglio sfruttare a pieno la vita che è mia. Il free solo è solo un modo per andare più in là nella zona della paura, per conoscersi meglio. Il free solo è pericoloso, ma non c ̓è niente di meglio!» «L ̓arrampicata è prima di tutto una ricerca personale: la ricerca della precisione del gesto, ricerca di un allenamento adeguato e di un ̓apposita disciplina alimentare. […] Questo impone di mettersi in gioco, costantemente. […] Un nuovo spirito sembra caratterizzare le attività della new way, più sensibile ai gradi alti che al vero piacere e alla gioia che si prova nell ̓affrontare le grandi vie. […] Bah, siamo tutti liberi di cercare il piacere dove pensiamo di poterlo trovare. A ognuno il suo viaggio. Ma di questo potete star certi: esiste un ̓intesa perfetta tra le diverse generazioni di arrampicatori che si rispettano a vicenda. La scalata non dovrebbe rimanere una cosa la cui prima qualità è la bellezza? »

Spirito di competizione?
«Non ho mai posseduto un vero spirito di competizione, che consiste nell ̓essere convinti che la sola cosa che conti sia di salire sul podio e guadare gli altri dall ̓alto. No, quando mi sono battuto, era prima di tutto per me, so bene che la persona che è ora sul secondo gradino del podio sarebbe potuta
essere sul primo. Non ho mai cercato di essere il più forte,
ma mi sono battuto per essere più forte. È quello che ho cer-
cato nelle competizioni, un modo di essere: trovare dentro
di sé le risorse, le soluzioni, quando sembra che niente sia
più possibile. La mia sola vittoria è esattamente in questa
lotta che conduco contro tutte le mie mancanze, non contro
quelle degli altri. Ancora una volta, non sono mai stato di
indole, non ho mai avuto il culto del vincitore e non è un
problema di presunzione, volevo semplicemente essere me
stesso, l ̓autore del mio cammino. La vittoria di Bardonec-
chia mi aveva giusto dato giusto slancio. Essere primo vuol
dire poter immaginare tutto: senza modelli, senza ruoli già
scritti, occorre creare tutto. La vera ricchezza e la vera vitto-
ria sono fatte di questo.»
Agli occhi di Patrick, i ragazzi più grandi dell ̓MJC, che pro-
vengono dai quartieri popolari, i cui padri lavorano nei can-
tieri navali o edili, sono dei veri Gary Hemming. Ciò vuol dire
che questi arrampicatori posseggono una qualifica che va ben
oltre il loro talento sulla roccia. Essere come Gary Hemming
vuol dire toccare la poesia, l ̓originalità, una libertà che incar-
na quello che i media avevano ribattezzato il «beatnik delle
nevi» dopo il rocambolesco salvataggio sui Dru nel 1966. Es-
sere come Gary Hemming vuol dire entrare a far parte di una
certa marginalità e senza dubbio accettare che l ̓arrampicata
sia un mezzo e non un fine. Si tratta già di sostenere quello che
diventerà il leitmotiv di tutti i discorsi di Patrick: «La scalata
è uno stile di vita, una cultura a tutti gli effetti e non semplice
ginnastica.» Ha forse imparato a memoria la celebre frase di
René Desmaison, come vuole la leggenda, che ritraeva Hem-
ming: «Ignora le leggi e le frontiere, ama profondamente la
vita, senza vincoli specifici?…»
La scoperta del Verdon rappresenta uno dei momenti sa-
lienti nella vita di Patrick come arrampicatore. Quando pas-
sano da Castellane e scorge le pareti sconvolgenti, seduto
nella macchina di Kiki, è un vero colpo di fulmine! E che
colpo di fulmine.
Vuole diventare un montanaro, un alpinista, ma gli eroi dei
libri di montagna non sono modelli, solo fonte di ispirazione,
tra loro c ̓è Paul Preuss, del quale ha conservato questa cita-
zione: «La corda facilita la scalata, ma non è mai il solo mez-
zo con il quale si rende possibile una salita. […] Il rispetto
dello stile dovrà essere la regola ufficiale di ogni alpinista.»
Alla fine del 1977, un amico di Patrick, Robert Exertier, gli parla di uno scalatore nizzardo, Patrick Berhault.