Di Andrea Gaddi, da Stile Alpino #45

La prima montagna ad essere salita nel massiccio è stato il Monte Disgrazia. Una comitiva di alpinisti esploratori anglosassoni compirono una veloce incursione nel 1862, scalando il versante nevoso della montagna che dà sulla valle di Predarossa. Da allora l’esplorazione prese piede gradualmente, complice il ruolo secondario delle Alpi centrali rispetto alla montagne delle Dolomiti e delle Alpi occidentali. Le grandi conquiste del Pizzo Cengalo e del Pizzo Badile, infatti, sono datate solo 1866 e 1867.

Come per le più note e prestigiose montagne delle Alpi occidentali, anche nel Masino i precursori della ricerca sono stati i numerosi alpinisti ed esploratori stranieri, per la maggioranza inglesi, che nelle loro visite annuali risolvevano le più belle e importanti montagne del gruppo. Diedero così inizio ad un esplorazione secolare che ha visto come protagonisti i più grandi scalatori europei. Il primo italiano che si cimentò nella ricerca fu il conte Francesco Lurani Cernuschi, noto topografo milanese che si dedicò per molti anni a quotare le altezze di monti e valichi del gruppo. Profondo conoscitore di queste valli, Lurani si dedicò anche all’esplorazione e alle salite alpinistiche, aggiudicandosi alcune importanti ascensioni sulle montagne della zona, come il Pizzo Torrone Occidentale, la Punta Sant’Anna e i Corni Bruciati, accompagnato dal bergamasco Antonio Baroni e dal valligiano Bortolo Sertori. Quest’ultimo, nativo del paesello di Filorera, fu probabilmente la prima guida della Val Masino. Persona di spicco e con una profonda passione per le sue montagne, Sertori fece da guida alle più celebri salite nel massiccio, con una singolare scioltezza che lo vedeva scalare a piedi nudi sulle lisce piode di granito. Sua la conquista, nel 1900, della Punta Sertori che da lui prende il nome, salita in solitaria e con il suo particolare stile a piedi nudi fermandosi, però, al dente più basso. Toccherà a Giacomo Fiorelli nel 1905 salire la cuspide terminale. Accanto a Bortolo Sertori, anche la stirpe dei Fiorelli fece da guida nelle imprese degli scalatori stranieri, iniziando così una lunga tradizione famigliare di guide alpine che vive ancora oggi. Tra questi sono da ricordare Anselmo Fiorelli, Giulio Fiorelli e Giovanni Fiorelli.

Parallelamente si assistette all’ascesa della polivalente figura di Christian Klucker della Val di Fex, capace di passare dai solari versanti meridionali ai tetri e selvaggi circoli settentrionali. Sue le conquiste dei canali nevosi sul versante nord della Val Bregaglia, ma anche prime ascensioni a cime principali, come l’Ago di Sciora, la Pioda di Sciora, la Sciora di Fuori, la Punta Rasica e il Pizzo Torrone Orientale. Klucker fu in quegli anni uno dei più grandi e valorosi protagonisti del Masino, con all’attivo anche numerose ascensioni condotte anche al di fuori del suo terreno nativo, come nelle Alpi orientali e occidentali. Il salto di qualità arrivò nel 1898 con la salita della parete nord del Pizzo Cengalo, compiuta dal principe Scipione Borghese. Da quel momento, l’attenzione si sarebbe spostata definitivamente dalle vie normali ai contorni frastagliati delle creste e degli spigoli di questi giganti di granito.

Precursore delle imprese solitarie nel gruppo e nelle Alpi Centrali fu il quasi sconosciuto don Giuseppe Buzzetti, prete alpinista di Chiavenna che compì molte ascensioni solitarie nel gruppo, alcune rimaste nel mistero fino ai nostri giorni. Una sorta di Paul Preuss ma con tonaca talare che la storia dell’alpinismo ha ingiustamente dimenticato e mai approfondito. Tra il 1905 e il 1930 salì numerose montagne nelle valli sopra casa, la parete NW del Pizzo di Prata e la parete SW del Sasso Manduino rimangono le sue grandi imprese, per scomparire poi misteriosamente il 14 luglio 1934 nel circo di Sivigia, di ritorno dalla salita solitaria alla Punta S.Anna.

All’inizio del XX secolo, però, l’esplorazione del Masino subì un brusco calo. Il mondo si stava preparando alla Grande Guerra del 1914-18 e gli stati europei si stavano rinchiudendo in un sistema di alleanze, create dai conflitti imperialistici, che portarono gradualmente al conflitto mondiale. Negli anni che precedettero la crisi, i singoli individui (alpinisti compresi), preferirono rimanere in patria e dedicarsi a tempo pieno alla tutela dei propri interessi, che il preludio a una guerra totale stava minando.